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Psicologia

03-06-2018

Psicologo e paziente si incontrano: il primo colloquio

“Da tanto, troppo tempo ci stavo pensando.. Le cose nella mia vita non stanno andando come vorrei, troppe cose da sistemare ma non so da dove partire. Così ho deciso di cercare una psicologa e contattarla. Ho preso appuntamento telefonicamente, la vedrò la prossima settimana. Però ora ho paura, cosa accadrà la prossima settimana? Forse mi farà domande a cui non saprò rispondere, forse mi chiederà di ragionare su alcune cose e non sarò in grado di farlo, non sono mai stata molto riflessiva. E se dovessi agitarmi o piangere quando parlerò con lei, chissà cosa penserà di me!”

 

Alessandra, nel corso del nostro primo colloquio mi ha riportato queste riflessioni fatte nel periodo intercorso tra la telefonata e il nostro incontro. In realtà è piuttosto comune, e lecito, avere dubbi, timori e perplessità rispetto al primo incontro con lo psicologo: si tratta di un momento delicato, che sancisce l’inizio di un rapporto terapeutico verso il cambiamento.

Il primo colloquio, sebbene non sia il primissimo contatto tra paziente e psicologo (c’è stato infatti un pre-contatto telefonico, o via mail), è un importante momento di conoscenza, definizione del problema e sperimentazione. Costituisce anche un banco di prova per l’instaurarsi di una relazione tra le parti, uno spazio di conoscenza reciproca carico di emozioni.

Mi riferisco, in questo articolo, al Primo colloquio effettuato con un adulto, diverso è il discorso quando la consultazione è richiesta per un minore.

Sono tante le emozioni che si alternano prima del Primo colloquio: ansia, curiosità, speranza, tristezza, entusiasmo, rabbia, ecc.. Tante sono anche le aspettative che si creano da entrambe le parti rispetto al colloquio, alla persona che ci si troverà di fronte, alla natura della terapia..

 

Cosa accade nel primo colloquio?

Scopo principale del Primo colloquio, e compito primario del terapeuta, è aiutare il paziente a circoscrivere le difficoltà che hanno portato a chiedere aiuto. Nel corso del colloquio anche il terapeuta si presenta e guida il racconto del paziente con domande mirate a raggiungere l’obiettivo. Molte persone credono di dover parlare a ruota libera per un’ora e spesso sono preoccupati di non sapere come riempire quello spazio. A seconda dell’andamento del colloquio e della problematica riportata, lo psicologo approfondirà alcuni aspetti e potrebbe chiedervi di fare degli esempi concreti o di raccontare la prima o l’ultima volta in cui il problema si è presentato.

Il Primo colloquio sarà principalmente focalizzato sul problema portato dal paziente e su una sua migliore definizione, pertanto gli aspetti da trattare saranno diversi. Si chiarirà, oltre al motivo che ha portato alla ricerca di un professionista, anche il decorso del problema (se e come è cambiato nel corso delle ultime settimane), l’esordio e la durata (da quando è presente), le persone coinvolte e le ripercussioni sulla vita quotidiana.

Nel corso del colloquio, tenendo a mente l’obiettivo della conoscenza, lo psicologo raccoglierà una prima anamnesi (storia di vita del paziente) chiedendo al paziente di raccontare alcuni aspetti della propria vita attuale e passata, come ad esempio la storia familiare, lavorativa, scolastica e medica. A tal proposito, eventuali precedenti interventi psicologici o psichiatrici possono essere comunicati e analizzati per determinare che cosa abbia o non abbia in passato avuto un’utilità.

Altro obiettivo fondamentale del Primo colloquio, e che riguarda soprattutto il terapeuta, è capire se la metodologia e le tecniche usate dal terapeuta possano essere utili per il paziente e per la sua specifica problematica. In caso contrario, sarà cura del terapeuta aiutare il paziente a trovare un terapeuta più adatto a lui, motivando la propria decisione e indirizzandolo verso chi potrà offrirgli maggiori probabilità di recupero del benessere.

 

Come si conclude il Primo colloquio?

Il Primo colloquio dura in media 60 minuti, sufficienti ad una prima conoscenza reciproca e ad un primo inquadramento delle difficoltà. Non sono sufficienti ad avere, però, un quadro completo della situazione: saranno necessari altri colloqui di assessment (valutazione) per raggiungere la completezza informativa. Personalmente, nel corso del Primo colloquio spiego a chi ho di fronte quale sia il mio modo abituale di lavorare, cosa accadrà nei colloqui successivi e cosa ci si possa aspettare dalla prima fase di conoscenza.

Nel corso del colloquio sarà necessario dare il proprio consenso scritto alla consulenza e chiarire le modalità di trattamento dei dati personali. Fin dal primo contatto con lo psicologo, questi è tenuto al segreto professionale rispetto quanto comunicato dal paziente. Il consenso scritto ha lo scopo di informare il paziente circa le modalità di consulenza, il costo e la durata delle sedute, così come altri aspetti importanti circa la frequenza, l’interruzione, la comunicazione di eventuali disdette, ecc..

Al termine del colloquio è di solito previsto uno spazio per raccontare le proprie impressioni, fare domande o chiarire alcuni aspetti emersi. Conclusa la consultazione il paziente ha facoltà di scegliere se fissare un appuntamento successivo, prendersi del tempo per decidere se continuare il percorso oppure interromperlo.